giovedì 29 agosto 2013
Capitolo 2
Da quando Monica lo aveva appoggiato in quella scelta, non aveva smesso un giorno di cimentarsi nella creazione di personaggi che potessero essere i protagonisti del suo primo romanzo. Scriveva piccole storie, inventava situazioni; ma nulla che lo potesse gratificare; nulla che gli desse quella sensazione di tranquillità, tanto da indurlo a scrivere una storia. Un giorno, preso quasi dallo sconforto, ebbe l’illuminazione; “ma perchè non scrivere un romanzo autobiografico”. Di storie ne aveva tantissime da raccontare, e aveva quella capacità di ironia che avrebbe dato una impronta brillante alla sua storia.
Le sue mani partirono a razzo sulla tastiera, e, nel primo week end da scrittore, aveva già scritto l’introduzione ed i primi due capitoli.
“Possibile che sia così facile scrivere di sé?” Disse incredulo a Monica.
“Perchè pensi sia facile? Sai già come andrà a finire il tuo personaggio?”
Le docce fredde di Monica erano all’ordine del giorno, ma lui le cercava sempre, erano il suo stimolo.
“Tieni leggi qui...”
E le passò le prime 30 pagine del suo romanzo.
Rimase sbalordita dalla sua naturale capacità di descrivere le cose; la sua semplicità espositiva era sconvolgente. Non credeva ai suoi occhi. Era veramente bravo. Aveva scritto solo 30 pagine, e lo aveva fatto per la prima volta nella sua vita. Era riuscito a fare un fotografia istantanea della sua vita in così poco spazio. Il lettore avrebbe immediatamente capito come sarebbe andato a svolgersi il racconto. Lo lesse velocemente e lo rilesse ancora.
“Ma sei veramente bravo Ric!”
Lo chiamava Ric solo in intimità. Ma quella frase era più forte di qualsiasi intimità... era la verità.
“Ma veramente è la prima volta che scrivi? Quante volte hai corretto queste pagine?”
“Nemmeno una”
Rispose.
“Ho scritto di getto. Ho chiuso gli occhi e mi sono visto come in un film”.
“Meraviglioso. Veramente bello. Complimenti amore!”
Non stava nella pelle, sentiva crescere in se quella voglia fortissima di andare avanti, di raccontare, di sfidarsi in continuazione. Era pronto per il suo primo romanzo.
Monica voleva gratificarlo; vedeva nei suoi occhi una nuova luce, un colore differente. I suoi occhi brillavano di felicità; un bambino felice. Ecco cosa vedeva, un bambino felice.
Tornando da lavoro, si fermo davanti la vetrina di un negozio di animali; di fronte a lei un cucciolo di Labrador. Nero, morbido. Lo sguardo fisso su di lei. Non ci pensò due volte; entrò nel negozio e lo prese. Era il più bel regalo che gli potesse fare.
Arrivò a casa e, quando Riccardo aprì la porta li vide entrambi. Fu folgorato da quel muso. Quello sarebbe diventato il suo nuovo compagno di vita, il suo amico più prezioso. Lo prese in braccio mentre Monica gli disse:
“Ric, non ha ancora un nome; vorrei che lo scegliessi tu”
“Merlino! Si chiamerà Merlino!”
Ogni giorno scriveva sul suo MacBook, e si appuntava le fasi del racconto su foglietti sparsi su tutta la scrivania. Spesso gli piaceva uscire ed andare in una libreria vicino casa; c’era qualche tavolino per gustare un caffè caldo. Portava con se il computer e si immergeva nel suo romanzo, nel silenzio tipico della cultura. Stava vivendo una nuova giovinezza; mentre scriveva, sentiva il cuore andare in agitazione quando percorreva passi importanti della sua vita, e sorrideva alle battute che faceva pronunciare ai suoi personaggi. Si divertiva. Si divertiva moltissimo.
I suoi amici, quando seppero della sua nuova aspirazione, non gli credettero, e lo schernivano ogni volta che ne capitava l’occasione. All’inizio ne soffrì, ma poi non ci fece più caso. Non era colpa sua se gli altri non riuscivano a sintonizzarsi sulla sua voglia di rimettersi in gioco.
“Quando leggerete il libro ne riparleremo!” Questo, ormai, diceva quando qualcuno lo infastidiva con qualche battuta di poco conto.
Si era dato delle regole di vita. “Voglio fare lo scrittore? Allora devo vivere da scrittore”
Sveglia alla mattina alle otto; doccia calda, colazione a base di succo d’arancia e caffè. Passeggiata di rito in compagnia di Merlino. Check sulle ultime news, e, indossati un paio di pantaloni comodi e una camicia fuori dalla cinta, si sedeva davanti al MacBook. Sempre acceso sull’ultima pagina scritta. Rileggeva attentamente l’ultimo capitolo e, fatta mente locale, ripartiva di slancio. Verso le 11 faceva un coffe-break e fumava la sua prima sigaretta della giornata. Si divertiva ultimamente a giocare un po su Facebook. Si era costruito il suo profilo, con tanto di foto; aveva avuto un brivido quando alla domanda professione, aveva inserito “scrittore”. Non aveva molti contatti; perlopiù amici del vecchio lavoro, amici che frequentava di solito, Monica, e qualche compagno di scuola ritrovato con la funzione ricerca. Gli piaceva leggere i post che trovava giornalmente inseriti da un suo amico che, passava intere giornate davanti al pc in ufficio, evitando di lavorare. Lui non postava, si limitava ad inserire qualche timido “mi piace”, ma si fermava li. Era sbalordito dei passi avanti che aveva fatto la rete; negli ultimi anni non aveva avuto tempo di approfondire l’argomento. Conosceva l’esistenza dei social network, ma non aveva mai approfondito realmente l’argomento. Oggi che era uno scrittore, doveva avere chiare le idee su quello che il mondo stava velocemente offrendo.
Dopo la pausa caffè, si rimetteva a scrivere appunti. Chiudeva gli occhi immaginava scene. Spesso, non si accorgeva che si alzava, e camminava per la stanza parlando ad alta voce; sembrava un attore che studiava il copione. Il suo romanzo infatti scorreva nella sua mente come un film; questa sarebbe stata la chiave vincente del suo successo: la semplicità dell’esposizione e la possibilità di visualizzare le scene descritte.
La sua vita stava cambiando e lui non se ne stava accorgendo; era talmente preso dalle sue nuove emozioni che non pensava che la sua vita stava cambiando velocemente; stava per conoscere il successo vero.
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