venerdì 30 agosto 2013

Capitolo 3

“Ciao Riccardo, volevo presentarti la mia collega Monica” Disse quella sera Mario il suo amico d’infanzia. “Molto piacere Monica; come fai a lavorare con questo tipo; ma per caso ti danno una indennità sulla busta paga?” A Riccardo piaceva sempre scherzare; aveva sempre il sorriso, era veramente una compagnia gradevole la sua. Se la sera c’era una cena, un party, un incontro, e lui era presente, la serata sarebbe trascorsa nel migliore dei modi. Aveva sempre la battuta pronta, mai volgare, e con una ironia sottile. A Monica questo piacque molto. Era affascinata. Con la scusa di offrirle un calice di vino bianco, Riccardo la prese sottobraccio e si avvicinarono al tavolo delle bevande. “Di cosa ti occupi Riccardo?” Le disse semplicemente. “Sono disoccupato” Scoppiò in una fragorosa risata; “Sono direttore commerciale presso una società di import export. E detta così potrei sembrare anche una persona importante, ma credimi vivo in un ufficio di 5 metri quadrati, e litigo tutti i giorni con i clienti che non vogliono pagare. Praticamente faccio il recupero crediti” “E non ti sei ancora suicidato?” Disse sorridendo. “Guarda ho la pistola in macchina e pensavo di farlo alla fine di questa serata, ma se domani vieni a cena con me, posso anche pensare di rinviare l’evento!” Quella frase le uscì tutta di un fiato, con una naturalezza disarmante, tanto che si guardarono per un momento negli occhi e lei disse con un sorriso: “Certo un invito così non si può rifiutare; non vorrei avere sulla coscienza un suicidio. Ma promettimi che dopo la cena, se non succede niente carichi la pistola e la fai finita!” “Promesso. Ti passo a prendere sotto casa tua domani sera alle 20.00. Dove abiti?” Il giorno dopo alle 20.00 puntuale come un orologio svizzero, era sotto casa di lei. Si era vestito elegante ma sportivo; un paio di pantaloni di lino chiari, una camicia bianca, una giacca blu e non aveva indossato la cravatta. Ad un certo punto si aprì il portone e apparve lei. Bellissima, elegante, sembrava che fosse più alta della sera prima. Lui scese subito dalla macchina, passò dietro e le aprì lo sportello. Una galanteria che lei apprezzò molto. “Buonasera Monica” “Ciao Riccardo” “Pensi che sia scontato se ti dicessi che sei meravigliosamente bella?” “No Riccardo, non dare mai nulla per scontato. Ad una donna fa sempre piacere un complimento. Dove mi porti?” “Sorpresa...!!” “Mi piacciono le sorprese...” Percorsero circa 20 km in macchina parlando di musica, di arte di cibo di Roma by Night; Riccardo aveva preparato una compilation di tutto rispetto: Phil Collins, Gotan Project, Spandau Ballet, Michael Bublè. La musica era il suo forte. Riusciva sempre a trovare il brano giusto al momento giusto. Ad un certo punto arrivarono davanti ad un grande cancello; sembrava una villa privata. fece un segnale con i fari e il cancello si spalancò. Lei rimase sbalordita da tanta bellezza.; dalla cura dei particolari. Lui parcheggio la macchina scese, e nuovamente le apri lo sportello porgendole la mano per farla scendere più comodamente. Aveva delle gambe bellissime. Chiusa la macchina si avvicinarono all’entrata; sulla porta c’era una persona distinta in smoking nero, che dopo un saluto molto educato fece cenno di accomodarsi. Un lungo corridoio, dove spiccavano opere d’arte; quadri bellissimi e busti in marmo. Lui le tolse il cappotto con un gesto di alta classe, e le disse: “Questa è la mia sorpresa per stasera” In una sala alla loro destra, un solo tavolo. Solo due posti. Una candela al centro e un servizio di piatti e bicchieri da mille e una notte. Musica classica, e due coppe di champagne pronti per essere bevute per festeggiare qualcosa che, in quel momento, nemmeno loro sapevano. Prima di farla accomodare, chiamo con un piccolo campanello, il maître che entrò nella sala omaggiandola con una mazzo di fiori bellissimo. Lei lo guardò negli occhi. Stava trattenendo le lacrime della felicità. “Nessuno mai, ha fatto questo per me” Riuscì a dire con la voce emozionata. Parlarono tutta la sera, e lui non poteva fare a meno di guardarla fisso negli occhi; due occhi neri, profondi. Il colore del suo sguardo illuminato dalla calda luce delle candele, era emozionante. Quando riusciva a farla sorridere, aveva notato una fossetta sulla sua guancia destra che le donava una semplicità affascinante. Il suo cuore stava battendo all’impazzata. Quel miracolo davanti a lui. La conosceva da solo 24 ore ma era come conoscerla da sempre. Dopo avere degustato un menù a base di pesce , e sorseggiato un buon Vermentino di Gallura, lui la stupì ancora. Si alzò dalla tavola la prese per mano e le chiese con una dolcezza unica: “Balli?” “Speravo che me lo chiedessi” Come d’incanto, le luci già soft della stanza, si affievolirono ancora di più, e il solo colore ambra delle candele creava una emozionante cornice; le note di One more night di Phil Collins, uscirono delicate da altoparlanti nascosti nella stanza. Tutto era perfetto; tutto era tremendamente romantico. I loro corpi si avvicinarono e teneramente, per la prima volta sentirono il reciproco calore. “Non vedevo l’ora di abbracciarti Monica...” “No ti prego non parlare; voglio vivere una magia che fino a oggi era solo nei miei desideri” Chiuse gli occhi e poggiò la sua testa sulla spalla di lui. Due splendide ombre riflesse su un pavimento di legno, due respiri uniti da una armonia di suoni. In un attimo, lei sollevò la testa e lo guardo fisso negli occhi. le loro labbra erano ora vicine, sentivano il loro respiro. chiusero gli occhi e si baciarono delicatamente.

giovedì 29 agosto 2013

Capitolo 2

Da quando Monica lo aveva appoggiato in quella scelta, non aveva smesso un giorno di cimentarsi nella creazione di personaggi che potessero essere i protagonisti del suo primo romanzo. Scriveva piccole storie, inventava situazioni; ma nulla che lo potesse gratificare; nulla che gli desse quella sensazione di tranquillità, tanto da indurlo a scrivere una storia. Un giorno, preso quasi dallo sconforto, ebbe l’illuminazione; “ma perchè non scrivere un romanzo autobiografico”. Di storie ne aveva tantissime da raccontare, e aveva quella capacità di ironia che avrebbe dato una impronta brillante alla sua storia. Le sue mani partirono a razzo sulla tastiera, e, nel primo week end da scrittore, aveva già scritto l’introduzione ed i primi due capitoli. “Possibile che sia così facile scrivere di sé?” Disse incredulo a Monica. “Perchè pensi sia facile? Sai già come andrà a finire il tuo personaggio?” Le docce fredde di Monica erano all’ordine del giorno, ma lui le cercava sempre, erano il suo stimolo. “Tieni leggi qui...” E le passò le prime 30 pagine del suo romanzo. Rimase sbalordita dalla sua naturale capacità di descrivere le cose; la sua semplicità espositiva era sconvolgente. Non credeva ai suoi occhi. Era veramente bravo. Aveva scritto solo 30 pagine, e lo aveva fatto per la prima volta nella sua vita. Era riuscito a fare un fotografia istantanea della sua vita in così poco spazio. Il lettore avrebbe immediatamente capito come sarebbe andato a svolgersi il racconto. Lo lesse velocemente e lo rilesse ancora. “Ma sei veramente bravo Ric!” Lo chiamava Ric solo in intimità. Ma quella frase era più forte di qualsiasi intimità... era la verità. “Ma veramente è la prima volta che scrivi? Quante volte hai corretto queste pagine?” “Nemmeno una” Rispose. “Ho scritto di getto. Ho chiuso gli occhi e mi sono visto come in un film”. “Meraviglioso. Veramente bello. Complimenti amore!” Non stava nella pelle, sentiva crescere in se quella voglia fortissima di andare avanti, di raccontare, di sfidarsi in continuazione. Era pronto per il suo primo romanzo. Monica voleva gratificarlo; vedeva nei suoi occhi una nuova luce, un colore differente. I suoi occhi brillavano di felicità; un bambino felice. Ecco cosa vedeva, un bambino felice. Tornando da lavoro, si fermo davanti la vetrina di un negozio di animali; di fronte a lei un cucciolo di Labrador. Nero, morbido. Lo sguardo fisso su di lei. Non ci pensò due volte; entrò nel negozio e lo prese. Era il più bel regalo che gli potesse fare. Arrivò a casa e, quando Riccardo aprì la porta li vide entrambi. Fu folgorato da quel muso. Quello sarebbe diventato il suo nuovo compagno di vita, il suo amico più prezioso. Lo prese in braccio mentre Monica gli disse: “Ric, non ha ancora un nome; vorrei che lo scegliessi tu” “Merlino! Si chiamerà Merlino!” Ogni giorno scriveva sul suo MacBook, e si appuntava le fasi del racconto su foglietti sparsi su tutta la scrivania. Spesso gli piaceva uscire ed andare in una libreria vicino casa; c’era qualche tavolino per gustare un caffè caldo. Portava con se il computer e si immergeva nel suo romanzo, nel silenzio tipico della cultura. Stava vivendo una nuova giovinezza; mentre scriveva, sentiva il cuore andare in agitazione quando percorreva passi importanti della sua vita, e sorrideva alle battute che faceva pronunciare ai suoi personaggi. Si divertiva. Si divertiva moltissimo. I suoi amici, quando seppero della sua nuova aspirazione, non gli credettero, e lo schernivano ogni volta che ne capitava l’occasione. All’inizio ne soffrì, ma poi non ci fece più caso. Non era colpa sua se gli altri non riuscivano a sintonizzarsi sulla sua voglia di rimettersi in gioco. “Quando leggerete il libro ne riparleremo!” Questo, ormai, diceva quando qualcuno lo infastidiva con qualche battuta di poco conto. Si era dato delle regole di vita. “Voglio fare lo scrittore? Allora devo vivere da scrittore” Sveglia alla mattina alle otto; doccia calda, colazione a base di succo d’arancia e caffè. Passeggiata di rito in compagnia di Merlino. Check sulle ultime news, e, indossati un paio di pantaloni comodi e una camicia fuori dalla cinta, si sedeva davanti al MacBook. Sempre acceso sull’ultima pagina scritta. Rileggeva attentamente l’ultimo capitolo e, fatta mente locale, ripartiva di slancio. Verso le 11 faceva un coffe-break e fumava la sua prima sigaretta della giornata. Si divertiva ultimamente a giocare un po su Facebook. Si era costruito il suo profilo, con tanto di foto; aveva avuto un brivido quando alla domanda professione, aveva inserito “scrittore”. Non aveva molti contatti; perlopiù amici del vecchio lavoro, amici che frequentava di solito, Monica, e qualche compagno di scuola ritrovato con la funzione ricerca. Gli piaceva leggere i post che trovava giornalmente inseriti da un suo amico che, passava intere giornate davanti al pc in ufficio, evitando di lavorare. Lui non postava, si limitava ad inserire qualche timido “mi piace”, ma si fermava li. Era sbalordito dei passi avanti che aveva fatto la rete; negli ultimi anni non aveva avuto tempo di approfondire l’argomento. Conosceva l’esistenza dei social network, ma non aveva mai approfondito realmente l’argomento. Oggi che era uno scrittore, doveva avere chiare le idee su quello che il mondo stava velocemente offrendo. Dopo la pausa caffè, si rimetteva a scrivere appunti. Chiudeva gli occhi immaginava scene. Spesso, non si accorgeva che si alzava, e camminava per la stanza parlando ad alta voce; sembrava un attore che studiava il copione. Il suo romanzo infatti scorreva nella sua mente come un film; questa sarebbe stata la chiave vincente del suo successo: la semplicità dell’esposizione e la possibilità di visualizzare le scene descritte. La sua vita stava cambiando e lui non se ne stava accorgendo; era talmente preso dalle sue nuove emozioni che non pensava che la sua vita stava cambiando velocemente; stava per conoscere il successo vero.

martedì 27 agosto 2013

Capitolo 1

Il computer acceso sulla scrivania; una sigaret- ta lentamente si consuma nel posacenere, lo sguardo fisso sullo schermo senza forme. Davanti a lui una pagina bianca di Word; bianca ormai da due anni. Eppure era uno scrittore di successo. I suoi romanzi avevano vinto i migliori premi della critica. Erano brillanti, emozionanti, scritti con la maestria della semplicità. Era felice il giorno che ricevette quella telefonata dagli Stati Uniti, con la proposta di girare un film tratto dalla storia di un suo romanzo. Era felice quando le più importanti pagine dei quotidiani, avevano dedicato a lui articoli inneggianti il suo successo editoriale. Era felice quando camminando per le strade di Roma, guardava la sua immagine riflessa nelle copertine esposte nelle librerie. Non era più felice da quando lei se ne era andata. Nessun chiarimento, nessuna discussione, un solo messaggio; un gelido sms "non ti amo più... perdonami se puoi!". La fine di una storia di 15 anni. La fine della sua storia d'amore. Tutto racchiuso in quel messaggio senza suono. Arrivato una mattina di un settembre, quando, dopo il rito della colazione a base di caffellatte, biscotti e sigaretta, e dopo uno scroll alle news sul suo, ormai, inseparabile IPad, acceso il cellulare, la sua vita crollava inesorabile. Il bip tipico dell'arrivo di un sms, l'apertura, la lettura e il buio sono stati un tutt'uno. Non riusciva a capire. Non riusciva a rendersi conto che era rimasto solo. E' vero, le cose ultimamente non andavano per il meglio, e avevano deciso di vivere la loro relazione in due casa differenti. Ma aveva sempre pensato, anzi sperato, ad una crisi passeggera. Lui la amava. Forse la amava a modo suo, ma la amava. Lei era stata vicino a lui sempre. Nei momenti felici, quando la sua notorietà era al culmine, lei lo accompagnava a tutti gli eventi, le interviste, al ritiro dei premi. Sempre bellissima, curata nei minimi particolari. La giusta donna da avere accanto, quella che fa sentire un uomo importante. Lui, alto, appena cinquantenne, brizzolato e con un fisico snello, era arrivato al successo tardi. Aveva fatto tanti lavori nella sua vita, ma il pallino della scrittura lo aveva sempre affascinato. Un giorno, dopo un lunga discussione con il suo datore di lavoro, decide di mollare tutto. Prese la liquidazione, fece due conti, e come prima cosa si comprò un MacBook. Quella sera la sua vita stava cambiando. Sarebbe cambiata velocemente ma lui ancora non lo sapeva. “Sai ho deciso di provare a scrivere qualcosa; vorrei provare a scrivere un romanzo. Che ne pensi?”. Non faceva nulla senza prima confrontarsi con lei. Lei rappresentava il suo punto razionale; quella razionalità che non aveva mai avuto. Chiederle consiglio lo faceva stare bene; sapeva che il suo carattere sognatore, idealista, aveva bisogno di un continuo confronto. Sapeva che quella decisione avrebbe incontrato qualche ostacolo da parte di Monica, ma, anche se era fortemente motivato, non voleva tenerla fuori dal quel grosso cambiamento. “Cosa ti spinge a scrivere?” le chiese lei all’improvviso. Rimase spiazzato da quella domanda; era l’unica domanda che non si sarebbe mai aspettato. Lui già vedeva nella sua mente il libro con la copertina di colore arancio, con il suo nome scritto in alto, il profumo della carta fresca di stampa, il possibile successo, le interviste, la radio, i giornali, gli autobus con la pubblicità del suo romanzo; vedeva già tutto, ma quella domanda gli fece tremare le gambe. “Ho sempre adorato scrivere sin dalle scuole superiori” Riuscì a rispondere. “Pensi che questo sia un motivo per cambiare vita a 45 anni e buttare all’aria tutto quello che hai fatto fino ad oggi?” Sempre più razionale, e sempre più diretta, Monica, cercava di stimolare la sua attenzione sull’importanza della sua voglia di cambiare. “Monica io non sono mai stato felice nel mio lavoro. Oggi ho da parte dei soldi che ci permetteranno di vivere dignitosamente per qualche anno, e vorrei per la prima volta fare qualcosa che mi piace veramente”. Somigliava ad un bambino davanti al suo nuovo giocattolo; gli occhi gonfi di felicità, le mani tremolanti; stava attendendo la conferma di Monica. Quella conferma sarebbe stata importante per lui; sarebbe stato l’ultimo scoglio da superare. Monica lo amava veramente molto. Amava la sua intelligenza, il suo essere sempre pronto ad imparare; il non essere mai scontato, e adorava la sua fantasia. Ricordava i periodi in cui lui la corteggiava. Non si era mai sentita così importante nelle sue giornate. Sempre vicino, sempre pronto a farle delle sorprese, dalle più semplici alle più impegnative. Ricorda ancora il giorno che lo trovò, sotto il suo ufficio, per la prima volta in abiti casual, seduto sul suo scooter, che le disse con aria sorridente e tranquillizzante: “Come lo vedi un gelato al mare?” Riccardo era veramente un gentleman, uno di quelli che ancora ti apre lo sportello, e che attende a sedersi a tavola se prima la sua donna non si accomoda. Lui era così, sorridente, semplice, innamorato. Monica si sentiva importante. Monica si sentiva amata. “Sono con te anche questa volta tesoro. Stupiscimi come sai fare tu. Non sono mai stata un ostacolo per te e non lo sarò nemmeno questa volta, ma mi raccomando cerca di non vivere sulla tua nuvola; pensa bene a questa scelta. e se questo è quello che vuoi, io sono con te. Sempre!” Questo disse lei guardandolo negli occhi; lo prese, lo strinse a sé, e lo bacio teneramente sulle labbra. Si accorse che quelle labbra avevano quel sapore salino delle lacrime che lentamente scendevano dai suoi occhi. Lui la strinse forte, come se la stesse abbracciando per la prima volta e il desiderio di prenderla fu forte. Lentamente si spogliarono e fecero l’amore sul divano con la luce soffusa dello schermo del nuovo MacBook acceso per l’occasione sul tavolo del salone. “Ti amo Monica” Sussurrò “Ti amo Riccardo” Era da molto che non se lo dicevano. Spesso, avevano dato per scontato quell’amore e quella passione che li univa. Il lavoro, le tante cose da fare in casa, gli impegni di lui, facevano scorrere il tempo, senza che si fermassero più a guardarsi negli occhi e prendere quel calore che li aveva stretti nella morsa del forte sentimento. Quella sera si sentivano nuovamente una cosa sola. Erano nuovamente fatti d’amore. I loro corpi nudi sul divano si cercavano come se fosse la prima volta; i baci, quel gesto che loro adoravano fare ogni momento, condivano una fusione di passione e di complicità di una armonia unica. Riccardo ripensava molto a quella serata, e quando lo faceva non riusciva quasi mai a non commuoversi. Ora quell’amore quella passione, quel forte sentimento erano lontani; non c’erano più. Ora era solo davanti ad un foglio bianco di Word, da due anni; era come se la sua mente si fosse spenta. La sua fantasia, la sua ilarità, il suo vezzo artistico, erano sprofondati in un mare di cemento che si era immediatamente solidificato. Non sapeva nemmeno chi poteva essere il suo nuovo personaggio; le aveva pensate tutte. Usciva tutti i giorni per strada, andava in giro per le vie di Roma, cercando lo spunto per narrare qualcosa degna della sua penna. Ma niente. Era anche partito per un mese facendo un giro per le capitali europee, a caccia di ispirazione. Il nulla più totale. A tutto questo si era aggiunto l’assillo del suo editore che, regolarmente, almeno una volta al giorno lo chiamava sul cellulare per sapere notizie circa l’inizio della nuova stesura. Spesso lo teneva spento per sentirsi meglio concentrato, ma durava poco perchè, invece della telefonata, il suo editore gli inviava una mail. Angoscia, tristezza disperazione. Ma perchè? Perchè quello che prima era tutto così semplice, ora è così tremendamente difficile? Spense l’ennesima sigaretta, con un gesto di stizza abbassò il monitor del Mac, si diresse verso il frigorifero e prese una birra. Si avvicinò allo stereo, un bellissimo modello di Pioneer anni 80, con ancora il piatto per i dischi in vinile, scelse accuratamente un disco e si sedette silenzioso sul divano; Genesis - Second out (primo disco)... buonanotte Riccardo!

Introduzione

Riccardo, classe 1960, scrittore; da ormai due anni alle prese con il famoso blocco narrativo, vive l’esperienza devastante di un amore finito. Non riesce più a trovare spunti per i suoi romanzi. Intorno a lui il vuoto. Lui, che scri-veva attraverso i suoi occhi e la sua fantasia, si trova a lottare con il silenzio delle sue immagini. Ma la vita ha deciso di regalargli una emozione nuova. Una emozione così intensa ma così diversa, un’emozione che lo porterà a scoprire un nuovo silenzio... il silenzio dell’amore!

Una nuova avventura....

Martedi 26 agosto 2013 ore 6.45. Nasce questa pazza idea. Scrivere un libro e donarlo gratuitamente ai lettori di Facebook. Un libro che tutti potranno seguire nella sua costruzione giornaliera, capitolo per capitolo. Come un serial. Mi impegnerò a scrivere e regalarvi le mie emozioni e, attraverso i vostri commenti, i vostri like, avrò tanti suggeritori, correttori di bozze, scenografi e consiglieri. Sarò la vostra penna, costruiremo insieme le sfaccettature dei personaggi. E parleremo di amore. L'amore quello vero, passionale, pieno di emozioni...puro. Alla fine nascerà un'opera di tutti e, se riusciremo a pubblicarla, l'intero ricavato della vendita andrà devoluto in beneficenza a chi, di comune accordo, riterremo bisognoso di tale regalo. Che dire ancora.......ciack si gira! Mau DreamWriter