martedì 27 agosto 2013
Capitolo 1
Il computer acceso sulla scrivania; una sigaret- ta lentamente si consuma nel posacenere, lo sguardo fisso sullo schermo senza forme. Davanti a lui una pagina bianca di Word; bianca ormai da due anni. Eppure era uno scrittore di successo. I suoi romanzi avevano vinto i migliori premi della critica. Erano brillanti, emozionanti, scritti con la maestria della semplicità. Era felice il giorno che ricevette quella telefonata dagli Stati Uniti, con la proposta di girare un film tratto dalla storia di un suo romanzo. Era felice quando le più importanti pagine dei quotidiani, avevano dedicato a lui articoli inneggianti il suo successo editoriale. Era felice quando camminando per le strade di Roma, guardava la sua immagine riflessa nelle copertine esposte nelle librerie. Non era più felice da quando lei se ne era andata. Nessun chiarimento, nessuna discussione, un solo messaggio; un gelido sms "non ti amo più... perdonami se puoi!". La fine di una storia di 15 anni. La fine della sua storia d'amore. Tutto racchiuso in quel messaggio senza suono. Arrivato una mattina di un settembre, quando, dopo il rito della colazione a base di caffellatte, biscotti e sigaretta, e dopo uno scroll alle news sul suo, ormai, inseparabile IPad, acceso il cellulare, la sua vita crollava inesorabile. Il bip tipico dell'arrivo di un sms, l'apertura, la lettura e il buio sono stati un tutt'uno. Non riusciva a capire. Non riusciva a rendersi conto che era rimasto solo. E' vero, le cose ultimamente non andavano per il meglio, e avevano deciso di vivere la loro relazione in due casa differenti. Ma aveva sempre pensato, anzi sperato, ad una crisi passeggera. Lui la amava. Forse la amava a modo suo, ma la amava. Lei era stata vicino a lui sempre. Nei momenti felici, quando la sua notorietà era al culmine, lei lo accompagnava a tutti gli eventi, le interviste, al ritiro dei premi. Sempre bellissima, curata nei minimi particolari. La giusta donna da avere accanto, quella che fa sentire un uomo importante.
Lui, alto, appena cinquantenne, brizzolato e con un fisico snello, era arrivato al successo tardi. Aveva fatto tanti lavori nella sua vita, ma il pallino della scrittura lo aveva sempre affascinato. Un giorno, dopo un lunga discussione con il suo datore di lavoro, decide di mollare tutto. Prese la liquidazione, fece due conti, e come prima cosa si comprò un MacBook. Quella sera la sua vita stava cambiando. Sarebbe cambiata velocemente ma lui ancora non lo sapeva.
“Sai ho deciso di provare a scrivere qualcosa; vorrei provare a scrivere un romanzo. Che ne pensi?”.
Non faceva nulla senza prima confrontarsi con lei. Lei rappresentava il suo punto razionale; quella razionalità che non aveva mai avuto. Chiederle consiglio lo faceva stare bene; sapeva che il suo carattere sognatore, idealista, aveva bisogno di un continuo confronto. Sapeva che quella decisione avrebbe incontrato qualche ostacolo da parte di Monica, ma, anche se era fortemente motivato, non voleva tenerla fuori dal quel grosso cambiamento.
“Cosa ti spinge a scrivere?” le chiese lei all’improvviso.
Rimase spiazzato da quella domanda; era l’unica domanda che non si sarebbe mai aspettato. Lui già vedeva nella sua mente il libro con la copertina di colore arancio, con il suo nome scritto in alto, il profumo della carta fresca di stampa, il possibile successo, le interviste, la radio, i giornali, gli autobus con la pubblicità del suo romanzo; vedeva già tutto, ma quella domanda gli fece tremare le gambe.
“Ho sempre adorato scrivere sin dalle scuole superiori”
Riuscì a rispondere.
“Pensi che questo sia un motivo per cambiare vita a 45 anni e buttare all’aria tutto quello che hai fatto fino ad oggi?”
Sempre più razionale, e sempre più diretta, Monica, cercava di stimolare la sua attenzione sull’importanza della sua voglia di cambiare.
“Monica io non sono mai stato felice nel mio lavoro. Oggi ho da parte dei soldi che ci permetteranno di vivere dignitosamente per qualche anno, e vorrei per la prima volta fare qualcosa che mi piace veramente”.
Somigliava ad un bambino davanti al suo nuovo giocattolo; gli occhi gonfi di felicità, le mani tremolanti; stava attendendo la conferma di Monica. Quella conferma sarebbe stata importante per lui; sarebbe stato l’ultimo scoglio da superare.
Monica lo amava veramente molto. Amava la sua intelligenza, il suo essere sempre pronto ad imparare; il non essere mai scontato, e adorava la sua fantasia. Ricordava i periodi in cui lui la corteggiava. Non si era mai sentita così importante nelle sue giornate. Sempre vicino, sempre pronto a farle delle sorprese, dalle più semplici alle più impegnative. Ricorda ancora il giorno che lo trovò, sotto il suo ufficio, per la prima volta in abiti casual, seduto sul suo scooter, che le disse con aria sorridente e tranquillizzante:
“Come lo vedi un gelato al mare?”
Riccardo era veramente un gentleman, uno di quelli che ancora ti apre lo sportello, e che attende a sedersi a tavola se prima la sua donna non si accomoda. Lui era così, sorridente, semplice, innamorato. Monica si sentiva importante. Monica si sentiva amata.
“Sono con te anche questa volta tesoro. Stupiscimi come sai fare tu. Non sono mai stata un ostacolo per te e non lo sarò nemmeno questa volta, ma mi raccomando cerca di non vivere sulla tua nuvola; pensa bene a questa scelta. e se questo è quello che vuoi, io sono con te. Sempre!”
Questo disse lei guardandolo negli occhi; lo prese, lo strinse a sé, e lo bacio teneramente sulle labbra. Si accorse che quelle labbra avevano quel sapore salino delle lacrime che lentamente scendevano dai suoi occhi. Lui la strinse forte, come se la stesse abbracciando per la prima volta e il desiderio di prenderla fu forte. Lentamente si spogliarono e fecero l’amore sul divano con la luce soffusa dello schermo del nuovo MacBook acceso per l’occasione sul tavolo del salone.
“Ti amo Monica”
Sussurrò
“Ti amo Riccardo”
Era da molto che non se lo dicevano. Spesso, avevano dato per scontato quell’amore e quella passione che li univa. Il lavoro, le tante cose da fare in casa, gli impegni di lui, facevano scorrere il tempo, senza che si fermassero più a guardarsi negli occhi e prendere quel calore che li aveva stretti nella morsa del forte sentimento. Quella sera si sentivano nuovamente una cosa sola. Erano nuovamente fatti d’amore. I loro corpi nudi sul divano si cercavano come se fosse la prima volta; i baci, quel gesto che loro adoravano fare ogni momento, condivano una fusione di passione e di complicità di una armonia unica.
Riccardo ripensava molto a quella serata, e quando lo faceva non riusciva quasi mai a non commuoversi. Ora quell’amore quella passione, quel forte sentimento erano lontani; non c’erano più. Ora era solo davanti ad un foglio bianco di Word, da due anni; era come se la sua mente si fosse spenta. La sua fantasia, la sua ilarità, il suo vezzo artistico, erano sprofondati in un mare di cemento che si era immediatamente solidificato. Non sapeva nemmeno chi poteva essere il suo nuovo personaggio; le aveva pensate tutte. Usciva tutti i giorni per strada, andava in giro per le vie di Roma, cercando lo spunto per narrare qualcosa degna della sua penna. Ma niente. Era anche partito per un mese facendo un giro per le capitali europee, a caccia di ispirazione. Il nulla più totale. A tutto questo si era aggiunto l’assillo del suo editore che, regolarmente, almeno una volta al giorno lo chiamava sul cellulare per sapere notizie circa l’inizio della nuova stesura. Spesso lo teneva spento per sentirsi meglio concentrato, ma durava poco perchè, invece della telefonata, il suo editore gli inviava una mail. Angoscia, tristezza disperazione. Ma perchè? Perchè quello che prima era tutto così semplice, ora è così tremendamente difficile? Spense l’ennesima sigaretta, con un gesto di stizza abbassò il monitor del Mac, si diresse verso il frigorifero e prese una birra. Si avvicinò allo stereo, un bellissimo modello di Pioneer anni 80, con ancora il piatto per i dischi in vinile, scelse accuratamente un disco e si sedette silenzioso sul divano; Genesis - Second out (primo disco)... buonanotte Riccardo!
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